Nobel 2008

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Nobel 2008

Messaggio  apetimida il Mar Ott 07, 2008 6:35 pm

L'Accademia reale di Svezia premia Nambu (naturalizzato Usa), Kobayashi e Maskawa
Gli ultimi due per le ricerche sulla fisica delle particelle avviate dall'italiano Cabibbo

Nobel per la fisica a tre giapponesi
ma gli italiani si sentono traditi

I riconoscimenti assegnati per la scoperta delle diverse tipologie di quark
e del meccanismo di rottura spontanea della simmetria nella fisica subatomica



STOCCOLMA - Il premio Nobel per la fisica 2008 è stato assegnato a Yoichiro Nambu, Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa per le loro ricerche sulla fisica delle particelle. Il premio andrà per metà a Nambu, dell'Enrico Fermi Institute dell'Università di Chicago, negli Stati Uniti, e per l'altra metà a Kobayashi, dell'High Energy Accelerator Research Organization (KEK) di Tsukuba, in Giappone, e Maskawa, dello Yukawa Institute for Theoretical Physics (YITP), dell'Università di Kyoto in Giappone.

Una premiazione che lascia l'amaro in bocca alla ricerca italiana. Due dei tre scienziati hanno ottenuto infatti il riconoscimento per gli studi su un filone di cui il fisico italiano Nicola Cabibbo è considerato universalmente il precursore. A farsi portavoce del malumore italiano è stato in particolare Roberto Petronzio, presidente dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn).

"Sono lieto che il premio Nobel sia stato attribuito a questo settore della fisica che sta avendo sempre più attenzione da tutto il mondo e dal quale ci aspettiamo fondamentali scoperte che aumenteranno la nostra comprensione sull'Universo - ha commentato - Tuttavia, non posso nascondere che questa particolare attribuzione mi riempie di amarezza: Kobayashi e Maskawa hanno come unico merito la generalizzazione, per altro semplice, di un'idea centrale la cui paternità è da attribuire al fisico italiano Nicola Cabibbo che, in modo autonomo e pionieristico, ha compreso il meccanismo del fenomeno del mescolamento dei quark, poi facilmente generalizzato dai due fisici premiati.

Nicola Cabibbo, fisico delle particelle elementari presso l'Università di Roma dal 1969, a capo dell'Infn e dell'Enea tra gli anni '80 e '90, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze dal 1993 e Accademico dei Lincei, ha preferito invece non esprimersi. "No, grazie, non ho nulla da commentare", ha risposto ai giornalisti che lo interpellavano.

Ma che il suo contributo sia stato essenziale alla ricerca premiata oggi dall'Accademia reale svedese delle scienze lo testimonia anche il fatto che al centro degli studi sulla fisica delle particelle di Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa c'è proprio la cosiddetta matrice CKM, dove la C sta appunto per Cabibbo, ovvero una generalizzazione multidimensionale del modello dell'angolo di Cabibbo, dalla quale è stato possibile prevedere l'esistenza di sei differenti tipologie di quark. Nell'assegnare il Nobel l'Accademia svedese ha riconosciuto infatti l'importanza della "scoperta dell'origine della rottura della simmetria che predice l'esistenza di almeno tre famiglie di quark in natura".

I loro studi sono considerati il primo mattone della teoria di riferimento della fisica delle particelle, ossia del cosiddetto Modello Standard che descrive tutte le particelle elementari finora note e tre delle quattro forze fondamentali (le interazioni forti, le elettromagnetiche e le deboli). Una teoria che è un vero e proprio pilastro della fisica delle particelle e che finora è stata quasi completamente confermata: manca all'appello soltanto una particella, il bosone di Higgs, che spiega l'esistenza della massa ed è indicato spesso come "la particella di Dio". Il bosone di Higgs potrebbe essere visto per la prima volta grazie al più grande acceleratore di particelle del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra.

Nambu, nato a Tokyo nel 1921 ma cittadino americano, è stato premiato invece per "la scoperta del meccanismo di rottura spontanea della simmetria nella fisica subatomica". Nambu è famoso inoltre per aver proposto la "carica di colore" nella cromodinamica quantistica, per aver condotto i primi studi sulla rottura spontanea della simmetria nelle particelle fisiche e per aver scoperto che il modello di risonanza duale può essere spiegato come una teoria di meccanica quantistica delle stringhe (è considerato uno dei fondatori della teoria delle stringhe).

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Re: Nobel 2008

Messaggio  apetimida il Mer Ott 08, 2008 6:40 pm

Lo scienziato giapponese e i due americani sono gli scopritori
della 'proteina fluorescente verde', utilizzato come 'marcatore' nella ricerca

Il Nobel per la chimica
a Shimomura, Chalfie e Tsien


STOCCOLMA - Il premio Nobel per la chimica è stato assegnato al giapponese Osamu Shimomura e agli americani Martin Chalfie e Roger Y. Tsien per la scoperta della cosiddetta "Proteina fluorescente verde" (Gfp), utilizzata da anni come "marcatore" nella ricerca medica. La Gfp, in natura presente in alcune meduse, è "uno degli strumenti più importanti usati al giorno d'oggi", si legge nella motivazione dell'Accademie delle Scienze svedese.

Grazie a questa scoperta, "i ricercatori sono riusciti a studiare processi naturali prima invisibili come la crescita delle cellule nervose nel cervello o la diffusione delle cellule tumorali".

Tutti e tre i premiati lavorano negli Stati Uniti e ad ognuno di essi spetta un terzo del premio, la cui dotazione è di dieci milioni di corone svedesi (oltre un milione di euro).

Osamu Shimomura, nato nel 1928, fa parte del Laboratorio di Biologia Marina di Woods Hole; Martin Chalfie, nato nel 1947, lavora nella Columbia University di New York; il più giovane, Roger Tsien, nato nel 1952, lavora nell'Università della California a San Diego.

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Re: Nobel 2008

Messaggio  apetimida il Ven Ott 10, 2008 12:13 am

Il francese ha 68 anni, ha scritto di Shoah, di storia e viaggi
Ancora quest'anno restano fuori autori popolari come Roth e Vargas Llosa

Letteratura, Nobel a Le Clézio
Una scelta controcorrente

In Italia è pubblicato da piccole case editrici
di DARIO OLIVERO

Letteratura, Nobel a Le Clézio Una scelta controcorrente

Jean-Marie Gustave Le Clézio
Jean-Marie Gustave Le Clézio ha vinto il premio Nobel per la letteratura. Come sempre, molti, non i francesi ma sicuramente tanti italiani sono costretti a chiedersi: "Chi?". Le Clézio è nato nel 1940 a Nizza, ha scritto romanzi, saggi, racconti spaziando dagli scenari della Shoah ai miti indiani all'Africa, fino all'Oceania, suoi continenti d'elezione.

Nel 1994 la Francia lo ha definito il suo più grande scrittore vivente. Punti di vista: in Italia le sue opere, a parte quelle degli esordi (alcune introvabili), sono pubblicate da piccole case editrici come Due Punti, InstarLibri e qualcosa dal Saggiatore.

In attesa di vedere riedizioni di libri con fascetta "Premio Nobel per la letteratura 2008" e che aiuteranno gli italiani a conoscerlo meglio, si cerca di capire la scelta degli accademici di Stoccolma. Le Clézio ha ricevuto il premio, è spiegato, perché autore "di rottura, avventura poetica e dell'estasi sensuale, esploratore di un'umanità che va oltre e nel profondo della civiltà dominante".

Prima considerazione. E' vero che lo scrittore francese ha raccontato la Nigeria nel suo L'africano e l'Oceania nel Continente invisibile, il Messico rivoluzionario in Diego e Frida andando al di là della civiltà dominante. E sarà senz'altro vero che nei suoi libri pubblicati in Francia è andato nel profondo della civiltà dominante. Così come è vero che questa è stata una delle rare volte che i pronostici della vigilia sulla cinquina di finalisti è stata rispettata. Però ci sono come sempre troppi però.

Per esempio, tra i favoriti c'erano Philip Roth e Vargas Llosa che per motivi diversi sembrano ben adattarsi all'identikit del vincitore. In più, e si spera questo non debba essere un demerito, sono letti, amati e ammirati da milioni di persone. Ma il primo, non è un mistero, è stato definito da uno dei diciassette giudici "troppo provinciale", poco universale, troppo americano insomma. E di questi tempi, dicono i più cinici, l'America di Bush non può portare a casa un riconoscimento come il Nobel. Si aspetta Obama e poi si vedrà. Il secondo, in compenso, è vittima del suo poco politically correct, per usare un eufemismo. In effetti le sue critiche ai governi dell'America latina e le accuse di populismo irresponsabile ai vari popolarissimi Morales e Chavez forse non rispecchiano la prudenza di Stoccolma.

Questo porta dritti a un'altra considerazione. Quando Alfred Nobel prima di morire nel 1896 dettò le linee guida per individuare il vincitore del Nobel per la letteratura usò un'espressione che da allora si presta a più di un'interpretazione: "il migliore nel sentimento ideale". Di anno in anno "l'ideale" è stato Dio (dentro Kipling, fuori Tolstoj e Zola), il popolare (Sinclair Lewis), l'innovazione (Gide, Eliot, Faulkner), l'apertura al mondo (Walcott).

E ora qual è l'ideale? Non è chiaro ma sembra che lo rispecchi Le Clézio. Secondo gli indizi raccolti negli ultimi tempi l'equazione è più o meno questa: l'America non è più il centro del mondo, la Cina non lo è ancora (e domani se ne vedranno delle belle se il Nobel per la Pace sarà assegnato al dissidente Hu Ja). L'Africa è uscita dai radar. Resta l'Europa, la Francia, meglio se con uno sguardo verso il mondo e uno verso il suo doloroso passato di guerra e tragedia. O almeno così la pensano diciassette persone di una certa età che vivono in un Paese molto lontano.

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