Google Chrome

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Google Chrome

Messaggio  apetimida il Sab Ott 04, 2008 9:11 pm

Dopo un mese dall'uscita in grande stile della versione "Beta"
risulta utilizzato solo dall'1,87% dei navigatori sul sito di Repubblica.it

Google Chrome, il browser in fasce
Per ora è servito solo alla Borsa

Certamente è migliorabile. Funziona bene per le applicazioni "proprie"
di VITTORIO ZAMBARDINO



ROMA - Nella settimana che è cominciata col 22 settembre i lettori di Repubblica.it che usano Google Chrome, il nuovo browser o programma di navigazione internet, erano lo 1,87% sul totale dei frequentatori del sito.

A un mese esatto dal lancio sono molti? Sono pochi?

Un mese di una creatura da migliorare
Difficile dirlo con chiarezza: bisognerà vedere come questo dato evolve nel corso del tempo, cioè se cresce poco o molto. Per ora Chrome resta un esordiente, lanciato all'inizio di settembre con gran fanfara ma in una versione "beta", cioè di collaudo, largamente migliorabile. Tanto è vero che la versione successiva è già attesa con trepidazione per i prossimi giorni, proprio mentre circola la voce (Google si affida molto ai "leak", alle fughe di notizie) che è prossimo il lancio della versione per telefoni mobili. Intanto però la domanda se sia o no un successo è legittima: data la curiosa - per il senso comune ma del tutto consueta nel mondo internet - contraddizione tra la grande eco del lancio e l'imperfezione della "creatura" lanciata. Per non parlare della voglia di vedere quanto pesa la potenza di penetrazione di Google, ormai saldamente in testa alle classifiche dei motori di ricerca.

Con la crisi cambia anche la tecnologia
Ma tutto questo era prima del grande sboom delle borse e dei mercati. Un mese fa: Google faceva un annuncio dietro l'altro: all'inizio di settembre fu la volta di Google Chrome, poi fu la volta di Android e del suo telefono "Google based". Gli annunci seguivano gli annunci, e ogni presentazione produceva buone ricadute su un titolo che veleggiava trionfale sopra i 500 dollari. Poi tutto quello che sappiamo esser successo in questi giorni, e il titolo della grande G è sceso fino all'obbrobbrio di quota 322, per poi attestarsi ieri a 390. Per chi poco tempo fa aveva superato quota 600...

Legittimo chiedere: ma cosa c'entra la borsa con Chrome? L'innovazione galoppa con lo sviluppo con borse aggressive, con le crisi arranca. Prendete Google: la necessità di sostenere e far crescere il titolo spinge a lanciare prodotti sempre più incompleti, sempre più affidati alla sperimentazione di massa (e alla sofferenza degli utenti). Ma questo, finora, non contava: l'importante era crescere, nonostante i difetti...

Le critiche a Chrome
Si è detto - negli ambienti più hacker e specializzati - che con un programmino si potevano leggere tutte le password memorizzate dentro Chrome. Si è obiettato che Firefox, un altro browser più affermato, già funziona da "sistema operativo" grazie al suo plug-in chiamato "ubiquity" (in realtà è un'altra creaturina in fasce). Si è argomentato che Chrome non funziona in modo fluido con quelle pagine internet che non appartengono al sistema Google (ma con queste, testimonianza personale, funziona benissimo).

Si è detto che andava più veloce degli altri browser o, al contrario, che rallentava da impazzire le macchine su cui era installato. Si è scritto - lo ha fatto Compurterwolrd - qui, dove trovate anche alcune statistiche sull'adozione negli USA in inglese- che il tasso di utenti collegati col programma di Google aumenta la sera e la notte, quando a navigare sono gli impallinati della tecnologia, mentre la gente normale che naviga di giorno non ne vuole tanto sapere di quel sistema.

Chrome serve proprio con le applicazioni Google
Ma la tecnologia non sfugge agli interessi, alle lotte del denaro e del potere, e quindi tutte queste critiche vanno riferite con larghissima riserva. Quello che conta è che rispetto alla sua "vera" promessa iniziale, il programma sembra mantenere l'impegno-base.

Quale? A mano a mano che le nubi dell'economia anneriscono Google ha necessità di differenziare le fonti dei suoi guadagni. Per ora, ogni dollaro che entra nelle casse di Mountain View viene dalla pubblicità. Ma nei giorni della tempesta dell'economia "reale", la pubblicità diventa una fonte avara d'acqua. Allora la promessa di Google agli utenti non riguarda l'idea di mangiare viva la Microsoft, come si è detto, rendendo invisibile Windows.

E' la promessa di far funzionare bene le sue applicazioni - i programmi di scrittura, il foglio elettronico, le presentazioni - che possono servire ai professionisti e alla piccola impresa che sono stanchi di computer sovraccarichi di programmi e potrebbero accontentarsi di mettere in rete il loro lavoro in cambio della liberazione da aggiornamenti, versioni, acquisti e riacquisti.

A questi soggetti, in prospettiva, queste soluzioni potranno esser fatte pagare e questo attiverà nuove fonti di reddito. Per fare questo Chrome non darà più fiato alle fanfare, ma proverà a realizzare una penetrazione per linee interne, capillare, invisibile. Che poi è quello che serve per battere Microsoft, perché se si afferma la pratica del lavoro condiviso e distribuito in rete, il più della guerra a Gates è fatto.

Davide, Golia e Baloo-Ballmer
E' una strategia che deve fare molta paura, se ieri, alla BBC, Steve Ballmer, che della Microsoft è a capo, ha detto che Google è il Golia della rete, e Microsoft un Davide. Per carità, anche l'orso Baloo ballava con la leggerezza di una farfalla, ma ci vuole una faccia per dire certe cose....

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