"Minacciare la bocciatura è reato"

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"Minacciare la bocciatura è reato"

Messaggio  apetimida il Mer Set 24, 2008 10:36 pm

Per la corte i timori ingenerati "hanno inciso sulla libertà morale dell'allieva"
Respinta la tesi difensiva secondo cui un solo insegnate non ha un tale potere
"Minacciare la bocciatura è reato"
Cassazione conferma pena a prof

Castelli: "Mi domando dove vivono certi magistrati e se hanno figli"
Maria Pia Garavaglia: "Può anche essere un modo per stimolare uno studente"

"Minacciare la bocciatura è reato" Cassazione conferma pena a prof
ROMA - Minacciare la bocciatura? Non si può. Anzi, è reato. Lo ha stabilito, con una sentenza destinata a far discutere, la corte di Cassazione. Insomma, il professore che intimidisce i suoi studenti promettendogli la bocciatura commette il reato di minaccia aggravata. E nella sentenza si legge che per i ragazzi "la ingiusta prospettazione di una bocciatura rappresenta una delle peggiori evenienze" e un simile atteggiamento del docente è "idoneo ad ingenerare forti timori, incidendo sulla libertà morale" degli allievi.

Per questo motivo la Suprema Corte ha confermato la condanna per Marcello P., (50 anni) insegnante del liceo scientifico 'Paolo Lioy' di Vicenza. I difensori del docente - condannato anche per abuso d'ufficio in quanto dava ripetizioni private a pagamento agli studenti costringendoli anche a fargli dei regali - avevano sostenuto che il reato di minaccia non era configurabile "in quanto il tale minacciato (l'ingiusta bocciatura) non dipendeva solo dalla sua volontà, ma dall'intero collegio dei docenti".

Ma gli ermellini hanno bocciato questa tesi e confermato il verdetto di colpevolezza emesso dalla Corte di Appello di Venezia il 23 ottobre 2007. "L'impossibilità di realizzare il male minacciato - si legge nella sentenza - esclude il reato solo se si tratti di impossibilità assoluta, non quando la minaccia sia idonea ad ingenerare comunque un timore nel soggetto passivo". Come dire che forse il docente non era in grado di mettere effettivamente in atto il suo proposito, ma era legittimo da parte della studentessa temere che potesse invece realizzarlo, per quanto ingiustamente.

In particolare, il professore aveva detto a Silvia C. che "non aveva più alcuna possibilità di essere promossa", per 'vendicarsi' di un intervento fatto nell'Assemblea dei genitori dalla mamma della ragazza che proponeva di rimuovere il docente, per la sua scorrettezza, nel triennio successivo.

Le reazioni. I commenti alla sentenza non si sono fatti attendere. Per Roberto Castelli della Lega Nord "assistiamo a decine di talk show in cui sociologi, psicologi, politologi e tuttologi si domandano perché i nostri giovani siano afflitti da bullismo, perché tendano a restare 'bamboccioni' il più a lungo possibile, perché siano restii ad assumersi delle responsabilità. Il pronunciamento di oggi della Cassazione ne dà una lampante risposta", dice il senatore. "Mi domando in che mondo vivano certi magistrati e se abbiano dei figli", aggiunge.

Ma anche per Maria Pia Garavaglia, ministro ombra dell'Istruzione, la sentenza non aiuta il rapporto della scuola con la famiglia. Per la Garavaglia "un professore che prospetta la bocciatura a un ragazzo che non studia, per scuoterlo e farlo reagire, fa solo il suo mestiere. Può darsi che il magistrato abbia riscontrato gli estremi del mobbing, ma in questo caso era sufficiente un richiamo da parte del preside. Non c'era alcun bisogno di arrivare in giudizio", dice.

Maria Rita Munizzi del Moige, movimento italiano genitori, ricorda che la bocciatura è un atto collegiale e non dipende da un unico insegnante, mentre l'Associazione docenti italiani (Adi) sottolinea come minacciare la bocciatura possa essere uno strumento educativo, per raddrizzare uno studente. La minaccia del professore non piace però all'associazione nazionale presidi che per bocca del presidente, Giorgio Rembado, si esprime così: "E' importante che l'insegnante non superi mai il confine tra una corretta e necessaria stimolazione al miglioramento dello studente e una minaccia, invece, che possa configurare un comportamento lesivo nei suoi confronti".

(24 settembre 2008)
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