Appello della consulta islamica

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Appello della consulta islamica

Messaggio  apetimida il Sab Nov 01, 2008 8:16 pm

Appello di otto associazioni musulmane al responsabile del Viminale
Chiedono di portare avanti l'iniziativa voluta da Pisanu e Amato per il confronto

Consulta islamica, lettera a Maroni
"Ministro, non spezzi il filo del dialogo"

"Ci convochi al più presto, così muore un organismo unico e prezioso"
di VLADIMIRO POLCHI

ROMA - "Caro ministro, non spezzi il filo del dialogo e ci convochi al più presto". Ricordate la Consulta islamica? Voluta da Giuseppe Pisanu e confermata da Giuliano Amato, aveva raccolto attorno al tavolo del Viminale i più importanti rappresentati dell'islam italiano. Ne era nata una "Dichiarazione d'intenti", firmata dai musulmani moderati (ad esclusione dei "duri" dell'Ucoii), con l'obiettivo di dar vita a una Federazione dell'islam "pluralista e democratica". Che ne è stato?

Il ministro Roberto Maroni sembra essersene dimenticato. O meglio, sembra giudicarla inutile, visto che ancora non ha risposto alla lettera speditagli da 8 membri della Consulta, il 3 giugno scorso. "Così muore un organismo unico e prezioso", commenta con amarezza Yahya Pallavicini, vicepresidente della Coreis. Non è tutto: Maroni non ha finora convocato neppure il Comitato contro la discriminazione e l'antisemitismo, istituito nel 2004 da Pisanu e presieduto dal prefetto Mario Morcone.

A sollevare il caso è il settimanale Metropoli in uscita domani con la Repubblica.

Un passo indietro. La Consulta islamica nasce il 10 settembre 2005, con decreto del ministro dell'Interno Pisanu. Cos'è? Un organismo di 16 membri, creato per risolvere "i problemi dell'integrazione delle comunità musulmane". La Consulta continua a lavorare anche sotto Giuliano Amato, non senza contrasti tra i suoi membri. In particolare, sono le posizioni estremistiche dell'Ucoii a restare sempre più isolate. Nell'aprile 2007, il ministro dell'Interno e il presidente del comitato scientifico Carlo Cardia presentano alla stampa la "Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione", con lo scopo "di enunciare principi validi per tutti coloro che desiderano risiedere in Italia".

Non solo. Il 23 aprile 2008, al Viminale viene firmata la "Dichiarazione d'intenti", per dare vita a una Federazione dell'islam "moderata". L'obiettivo? Unire la galassia musulmana in Italia, siglare un'Intesa con lo Stato e, infine, accedere all'otto per mille. A firmarla sono 7 dei 16 componenti della Consulta: Yahya Pallavicini, Mario Scialoja, Souad Sbai, Gulshan Jivraj Antivalle, Mohamed Saady, Ejaz Ahmad e Younis Tawfik. A questi si aggiunge Abdellah Redouane della Grande moschea di Roma. "Chi abbandonasse questo lavoro - dichiara in quei giorni Amato - favorirebbe l'estremismo".

Ebbene, attualmente quel lavoro sembra proprio abbandonato. Il 12 maggio scorso il ministro Roberto Maroni, riferendosi alla Consulta, ha detto: "Se sarà utile, la manterremo". Poi, più nulla. E così, il 3 giugno, gli 8 firmatari della "Dichiarazione d'intenti" hanno preso carta e penna e hanno scritto al responsabile del Viminale, chiedendogli che venisse data continuità al lavoro intrapreso.

La risposta? "Dopo cinque mesi, nessuna - spiega Mario Scialoja - ma speriamo ancora". "In questo modo si fa un favore ai radicali - rilancia Pallavicini - sostenere l'islam moderato, pluralista e indipendente va infatti di pari passo con la sicurezza". Più volte dalle pagine di Avvenire, il professore Carlo Cardia ha lanciato appelli per non fare morire "un'iniziativa bipartisan": "Purtroppo - afferma ora - è stato interrotto il dialogo con l'islam moderato". Stessa situazione per il Comitato antidiscriminazione del Viminale: "Maroni non l'ha più convocato - afferma Paolo Ferrero (Prc) - con ciò riducendo il fenomeno immigrazione a una questione di ordine pubblico".

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